La paura è un’emozione primaria, ha una funzione autoprotettiva utile alla crescita del bambino, perché attiva reazioni di difesa dai potenziali pericoli del mondo esterno.
Esiste però un’idea generale diffusa che vede la paura come qualcosa da evitare o scansare. In realtà affrontarla è l’unico modo per controllarla.
I bambini vivono molte paure perché si sentono indifesi. Ogni giorno vivono nuove avventure non prive di pericoli. I rischi li attirano! A volte capita che affrontandoli, debbano confrontarsi con i propri limiti e ciò li fa sentire più fragili e insicuri.
Nascono così le prime (1) paure reali, spesso acuite da un naturale senso di inferiorità rispetto ai loro modelli, i genitori, che sembrano ‘infallibili’. Sono paure, dunque, legate alla realtà che vanno scoprendo e il ‘nuovo’ se da una parte li attira, dall’altra può essere percepito come qualcosa di spaventoso o minaccioso.
A queste paure fisiche e precise si aggiungono altre, più fluttuanti, meno definitive, come (2) le fantasie infantili. Da piccoli fanno irruzione nella vita interna del bambino i conflitti della fase edipica: un bimbo si confronta con il desiderio di un amore assoluto, esclusivo per uno dei genitori, ma anche con la gelosia, la rivalità, la paura del castigo, l’angoscia per la perdita del loro affetto…
Tutte le ansie che il bambino vive, cerca di controllarle, esprimendole in modo simbolico: di giorno attraverso il gioco, il disegno, le fiabe; di notte attraverso il sogno (a questo argomento sarà dedicata una sessione speciale!).
Ci sono poi paure tipiche della (3) specifica fase evolutiva che il bimbo attraversa, come la separazione, il buio, la morte, l’abbandono, i mostri e ci sono paure più legate alla (4) storia personale e alla particolare personalità del bambino.
E’ importante pure tenere in mente che il bambino tende ad immedesimarsi nelle preoccupazioni e nelle (5) paure stesse dei genitori. Per tale motivo non può essere mai sottovalutata la reazione stessa di quest’ultimi di fronte alle situazioni che devono affrontare. Le emozioni e i sentimenti si ‘passano’ attraverso un contagio emotivo; ciò significa che il bambino regola la sua reazione emozionale sulla base della reazione del genitore, si identifica con lui.
Il genitore spesso rimane interdetto: “ma cosa c’è che lo terrorizza tanto?”.
E’ difficile comprendere quale sia il problema e tentare poi la soluzione adatta, perché noi adulti interpretiamo il mondo in modo differente, cioè attraverso le regole ‘logiche’ che governano il mondo di noi ‘grandi’.
Il mondo dei piccoli è governato da regole diverse, che noi non ricordiamo più. Il divario potrebbe essere colmato se riuscissimo a osservare il mondo attraverso il loro occhi ed è ciò che tentiamo di fare nei gruppi che organizzo insieme ai genitori, creando quell’occasione di confronto e riflessione attraverso uno sguardo al mondo interno di ognuno.
La nocività delle paure è direttamente proporzionale all’intensità del vissuto di solitudine con cui queste paure vengono affrontate nei bambini. Loro sono preoccupati più che delle minacce provenienti dall’oggetto fonte di paura, dalla possibile lontananza dei genitori.