E’ stato un incontro partecipato, condiviso ed emotivamente toccante. Quello dei nonni è stato un tema sentito, dal momento che oggi sono veri e propri protagonisti della vita familiare.
Ringrazio tutte le persone che si sono messe in gioco portando la loro esperienza, coinvolgente e combattuta, ma anche molto stimolante, perché ha suscitato molte domande ed ha permesso di entrare nel vivo di che cosa succede o può accadere all’interno delle relazioni familiari.
E’ stato molto arricchente il fatto che il gruppo fosse composto sia da genitori che da nonni. Ciò ha stimolato molte riflessioni, perché ha permesso di porre l’attenzione ai vari punti di vista e l’incontro e l’accoglienza del vissuto dell’altro, anche se diverso, sono stati l’occasione per poter considerare tutti i bisogni che entrano in gioco in una famiglia composta da membri diversi.
Oggi i nonni oltre ad offrire un aiuto economico, accudiscono spesso i nipoti piccoli, si occupano di quelli grandi, sostengono i loro figli, custodiscono e trasmettono la memoria storica di una società e della famiglia e diventano anche punto di riferimento di fronte alle precarietà che la coppia coniugale e genitoriale può trovarsi a vivere.
Proprio l’importanza del loro ruolo li sottopone ad aspettative, richieste, pressioni e, a volte, ricatti affettivi difficili da governare.
Oggi il tempo della famiglia si riduce al ‘dopo lavoro’ (mattina presto, sera e giorni festivi); le nuove professioni richiedono un impegno totale. In tale contesto i nonni si ritrovano spesso a svolgere una funzione di guida, incidono sulla formazione ed educazione dei nipoti.
I rapporti tra generazioni possono, dunque, diventare intensi e continui; per certi versi possono essere sentiti provvidenziali e, per tale motivo, possono diventare potenzialmente conflittuali, in quanto impongono, senza volerlo, una condizione di dipendenza che non è sempre facile da gestire.
I conflitti potranno poi manifestarsi apertamente, creando un clima teso e di sfiducia reciproca, o più velatamente, lasciando una condizione più confusa da gestire, ma in entrambi i casi molto ambivalente. In altri casi si può arrivare alla rottura dei rapporti per motivi che non sempre appaiono comprensibili e giustificati (ringrazio la coppia di nonni che ha condiviso la loro sofferta esperienza, cercando di comprenderne tutte le ragioni!).
Le difficoltà possono nascere anche perché spesso ci si trova a gestire delle domande contraddittorie da entrambe le parti: aiutami vs rispetta la mia indipendenza; stammi vicino vs non invadere la mia autonomia; parliamo vs non soffocarmi con ansie e consigli.
Le richieste solitamente aumentano dopo la nascita dei figli. In questi casi la presenza dei nonni è indispensabile ed è proprio la necessità a rendere i vincoli più tesi. Altre volte può essere difficile anche per i nonni stessi farsi da parte, sentire di dover lasciare spazio al figlio/a, fare i conti con il tempo che passa.
Il legame affettivo, quando è particolarmente intenso, può riattivare l’ambivalenza del particolare attaccamento infantile che si è avuto con i propri genitori, oscillante tra dipendenza e indipendenza. Se il legame è sentito troppo perturbante o invasivo si possono provare intensi sentimenti di ostilità difficili da gestire e trovarsi di fronte alla fatica di tracciare dei limiti più precisi tra le famiglie. Ciò può generare intensi sentimenti di colpa. Se il legame è sentito meno perturbante o ‘necessario’ potrebbe essere più facile criticare i propri genitori.
Particolare attenzione è stata dedicata alla relazione madre-figlia, in particolare al momento in cui una donna diventa mamma per la prima volta. In quel momento si apre un confronto interno, in cui la mamma ‘decide’ se essere o non essere “come lei”. Perché le due figure (la neo mamma e la sua mamma) possano allacciarsi senza confliggere è necessario che in passato si siano separate, abbiano reciso il ‘cordone psichico’, si siano divise senza aver distrutto il legame, che ognuna abbia ripreso la propria autonomia senza recriminazioni e rancori.
Tanto più i rapporti saranno intensi e ravvicinati tanto più vi saranno incomprensioni e confitti. Conflitti in cui saranno coinvolti i figli/nipoti stessi. Questi ultimi potrebbero cercare di porre fine schierandosi con i genitori o i nonni: da piccoli ne potrebbero soffrire, crescendo potrebbero esasperare intenzionalmente la situazione con comportamenti provocatori o mettendo gli uni contro gli altri e sfruttando a loro beneficio le loro debolezze.
L’amore tende sempre all’adesività e, per mantenere una giusta distanza, occorre stemperarlo con l’odio, come diceva Freud. O sostituirlo con l’ “amor proprio”, un sentimento che autorizza tutti a prendersi cura di se stessi, della propria realizzazione, oltre che degli altri. La ‘giusta distanza’ è una condizione che richiede un lavoro di costruzione e di adattamento continui.